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La storia di Buonvicino

 

Buonvicino è un Comune di 2238 abitanti della Provincia di Cosenza.

 

Buonvicino nacque alla fine del 1200 dall’unione di tre villaggi: Salvato, Tripidone e Trigiano. I primi due casali di origine ellenica erano arroccati sulle pareti della rupe dello Stretto. A sud di Serra Pagano, nel territorio dell’attuale Belvedere Marittimo, sorgeva, invece, Trigiano (costruito dai romani nella zona oggi diventata la campagna di Buonvicino). Tra i tre insediamenti, all’inizio, ci furono continue faide. Gli uomini di Salvato e Trepidone, sempre in cerca di cibo, assediavano i fertili territori dì Trigiano. Soltanto quando l’imperatore Michele IV di Costantinopoli (1034 e il 1041 d.C.) diede in privilegio le terre e i coloni di Trigiano a San Ciriaco (abate del monastero di Santa Maria dei Padri che sorgeva nel territorio dell’attuale Buonvicino) i rapporti tra le comunità cambiarono. I frati, infatti, concessero a tutti e tre i casali di coltivare e praticare il pascolo in quelle fertili terre. Il monastero fu nominato, in seguito, eparchia (ente superiore nella circoscrizione territoriale comprendente tutti i centri basiliani dell’alto Tirreno) e divenne punto di riferimento del rito ortodosso-greco. Attratti dall’influenza benefica esercitata dal monastero, nel corso degli anni, molti abitanti dei tre villaggi si trasferirono nei pressi del convento. Il nuovo borgo, secondo gli storici, esisteva già prima del 1327. Indicato all’inizio come buoni vicini o buono vicino divenne poi, per una distorsione linguistica, Bomvicino, Bombicino o Bonivicini. Il paese deve probabilmente il suo nome ai monaci basiliani che decisero di suggellare l’unione tra le tre comunità. E’, comunque, a partire dal 1869 che il paese sarà chiamato definitivamente Buonvicino. Divenuto feudo, con gli Aragonesi, fece parte del vastissimo territorio concesso a Luca Sanseverino (1465). Alla sua morte, avvenuta nel 1487, accusato di aver partecipato alla congiura contro il re Ferrante d’Aragona, le sue proprietà furono confiscate. Nel 1488 il centro passò a Paolo Sersale per poi ritornare in possesso dei Sanseverino con Bernardino (1495). Ereditato dal figlio Pietrantonio (1515) rimase in suo possesso fino al 1559, anno della morte. Il feudo da allora, e fino al 1606, fu del figlio Niccolò Bernardino che lo vendette, per 10.200 ducati, a Fabio De Paola, signore di Malvito. I baroni De Paola, trasferitisi a Buonvicino, oberarono di tasse la popolazione riducendola in miseria e arrogandosi, inoltre, il diritto della “prima notte di nozze”. I soprusi subiti per anni fecero montare la rivolta che il 17 giugno del 1648 portò alla cattura e all’uccisione dei feudatari (l’unica sopravvissuta fu Ippolita Laudemia De Paola). La repressione non si fece attendere e fu tremenda. Molti uomini del paese vennero uccisi. Laudemia, successivamente, andò sposa a Lucio Cavalcanti portando in dote Buonvicino. La famiglia Cavalcanti ne divenne, quindi, proprietaria fino all’eversione della feudalità (1806). Le leggi eversive, pur abolendo i privilegi sulla carta, in realtà non portarono a molti cambiamenti. Nel 1812, infatti, pur divenuto Comune il paese passò ai Valente di Celico.

 

 

STORIA DI SAN CIRIACO ABATE BASILIANO

 

San Ciriaco Abate è nato nella seconda metà del secolo X, a Tripidone, casale di origine greca che assieme ai casali di Salvato e di Trigiano, nella seconda metà del 1300, diedero origine all’attuale Buonvicino.

Visse da anacoreta nelle grotte della “Laura” prima e poi da cenobita nel monastero greco di Santa Maria dei Padri, nel Mercurito, che governò a lungo da abate.

La fama della rettitudine di vita e delle virtù taumaturgiche presto valicò i confini locali.

Infatti fu chiamato a Costantinopoli dall’Imperatore Michele VI, detto il Paflagonio, perché  gli guarìsse la figlia Marina, invasa dagli spiriti.

A guarigione avvenuta,l’Abate Ciriaco, ebbe, col famoso “Privilegio” a favore del monastero tutto il territorio che corrispondeva all’attuale Buonvicino. Oltre a chiese e terre in Malvito.

San Ciriaco morì il 19 Settembre di un anno non precisato e comunque dopo il 1042 perché Michele IV fu Imperatore di Costantinopoli dal 1031 al 1042 e anche perché nel 1042 partecipò ad una sentenza in un monastero basiliano presso il Mercure-Lao.

Fu sepolto nella chiesetta abbaziale, ove rimase ignorato e dimenticato per circa 600 anni.

Dopo la sua morte l’opera  benefica dei Basiliani si manifestò in ogni campo per cui nella II metà del 1300 gli abitanti di Tripidone e Salvato di origine greca e di Trigiano di origine romana, decisero di unirsi e di trasferirsi nei pressi del monastero dando origine all’attuale Buonvicino

La testimonianza storica della statua di San Ciriaco è documentata nella relazione del 23 Dicembre 1575 di P.D. Marco Mazziotta priore nel Monastero di Sant’Adriano, Visitatore Apostolico inviato dal Papa per verificare lo stato del monastero di Buonvicino. Al punto 6 così scrive: vi è una cappella inclusa con le predette sei, di Santo Ciriaco, che serve per sacrestia, ove sta il suo santo corpo fabbricato dentro il muro, e vi si faccino miracoli per esperienza degli spiritati, et altri infermi sanati. Innanzi detta sacristia vi è una imagine lignea grande di S.to Ciriaco”.

Al tempo del Vescovo di San Marco Argentano ( 1633 – 1647 ) venne a predicare la quaresima a Buonvicino il padre Daniele da Cosenza e dal pulpito avvertì i fedeli che nella Chiesa del Monastero del Mercurito, che cominciava ad andare in rovina, giaceva il corpo di San Ciriaco, completamente immerso nell’acqua e rischiava il totale disfacimento.

Di fronte all’incredulo assenteismo del popolo, il predicatore, con l’ausilio di volontari, aprì nottetempo la tomba trovandola invasa d’acqua, mentre il corpo, ancora intatto, emanava un “soave odore”.

Il Vescovo, prontamente informato, inviò sul posto suo fratello Giacinto, domenicano, e il suo vicario generale, Mons. Annibale Sillano, i quali ordinarono una pubblica esumazione: affiorarono tre casse che contenevano il corpo di San Ciriaco e i resti dei monaci Cipriano e Basilio, presunti fondatori del monastero. Dal corpo del santo ne tolsero un pezzo che fu appeso, per reliquia, alla sua statua fatta realizzare in legno dai monaci verso il 1400, corpo che poi fu sistemato nella stessa chiesetta, in un luogo migliore con la scritta in latino : << Cyriacus Sanctus – sapiens insignus et abbas hie iacet >>-

In occasione di questa prodigiosa scoperta furono guariti molti infermi e compiuti numerosi altri miracoli come fu specificato nella relazione inviata al vescovo ma che andò perduta quando l’Episcopio fu messo a soqquadro durante i tumulti del 1647. La relazione dell’esumazione fu riscritta da  Mons.Martire in base alle deposizioni dei testimoni oculari.

Nel 1686 il corpo del Santo giaceva ancora nella chiesa dell’Abbazia. Ciò fu constatato personalmente dal Martire che in quell’anno venne a Buonvicino, ospite del barone Cavalcanti.

Solo nella metà del 1700, si pensò di trasferire la statua e le poche Sacre Reliquie, dalla chiesetta del monastero andata in totale rovina, nella nuova Chiesa Abbadiale che intanto era sorta nel centro abitato.

Il culto del Santo, “Cittadino e Protettore di Buonvicino” è tutt’ora vivo non solo a Buonvicino e nei dintorni, ma in tutta la Calabria e  “i figli di Buonvicino emigrati” lo hanno portato non solo in tutta Europa, ma anche fuori dal vecchio continente.

Fu San Ciriaco che, con la donazione di Michele IV, determinò l’attuale configurazione territoriale.

Fu la costante opera benefica dei Basiliani che attrasse intorno al monastero gli abitanti dei tre villaggi che sin dal primo arrivo chiamarono semplicemente “buoni-vicini” da cui Buonvicino.

Senza di Lui dubbia sarebbe stata la genesi di questo paese o, comunque con una storia diversa.

Diversa, ma non certamente migliore.

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